Foto di viaggio

L'albero di marmitte (Sud Africa)

Foto a cura di: Davide Pianezze | Destinazione: Sudafrica

Le foto raccontate

Questa rubrica nasce oggi, l'11 03 2014, mentre il palazzo in cui mi trovo cade nel buio più totale a causa di un blackout che allarma l'intero isolato nel centro di Torino. L'assenza di luce solitamente rappresenta un vero dramma per chi con la luce ci lavora quotidianamente, ma proprio questo mestiere insegnata che ogni situazione può e deve essere sfruttata. Così, tra le proteste della gente uscita sui balconi e i pianti del bambino della vicina, ho deciso di approfittare fino all'ultimo ampere delle batterie del mio computer per iniziare a raccontare le mie foto, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo, iniziando dalla loro storia. 

L'albero di marmitte

Nel 2010, mentre mi trovavo in Sud Africa, mi persi tra le strade di Soweto, ex baraccopoli nei pressi di Johannesburg, simbolo oggi di un Sud Africa democratico (o quasi). I miei tre compagni di viaggio, Federica (“protopargo” per noi amici), Lucia, e Andrea, si trovavano per la prima volta in quello che viene definito il Paese Arcobaleno. Per evitare inutili allarmismi, continuai a chiacchierare spensieratamente percorrendo l'ampio viale che mi sembrava rigirarsi continuamente su se stesso. All'improvviso ci imbattemmo in un “albero di marmitte” sul ciglio della strada. Luccicava illuminato dai raggi del sole africano come una scultura metallica in attesa di arrugginire. Dimenticato il problema “orientamento”, inchiodai e ci avvicinammo alla magica scultura. Non lontano da noi, quattro uomini con tuta da lavoro recuperavano pezzi di vario genere dall'interno di un'auto demolita. Mi avvicinai a quello che sembrava essere il capo e gli chiesi chi fosse l'artefice dell'albero di marmitte. Lasciò il suo lavoro, si diresse verso di me e con forte accento portoghese mi disse che quella era la sua officina e l'albero di marmitte la vetrina per attirare i clienti. Gli chiesi se era mozambicano, per via dell'accento. Annuì sorridendo. Gli chiesi se potevamo fotografare la sua “vetrina”. Annuì nuovamente, preoccupandosi solo del fatto che gli avremmo potuto creare problemi con la polizia se avessimo mostrato loro le foto. Risposi che poteva stare tranquillo, che eravamo solo interessati alla sua opera d'arte. Scattammo foto dall'alto, dal basso, da sinistra e da destra, con flash, filtri ecc. Poi, immaginando la struttura metallica come una sorta di schienale di un trono, gli chiesi se potevamo portare il sedile dell'auto demolita vicino all'albero di marmitte. Annuì per l'ennesima volta e, posizionato il sedile alla base dell'"albero", gli chiesi di sedersi sopra. Dalla parte opposta passava una strada trafficata da camion e auto chiassose e dietro la strada si vedevano spuntare numerosi palazzi colorati. Per scattare la foto mi coricai in terra per escludere i palazzi dall'inquadratura, poi aspettai l'istante in cui non sarebbero passate auto per dare l'idea di spazio infinito e desertico. Utilizzai così la macchina fotografica per confondere fantasia e realtà.

Lo scatto

Impostato un diaframma piuttosto aperto per dare più importanza al soggetto, diressi il flash e il suo diffusore verso l'alto per schiarire un po' le ombre sul viso dell'amico senza illuminarlo troppo. L'esposizione la affidai al matrix (con modo di esposizione a priorità di diaframmi), senza sovra o sotto esporre grazie ad una situazione di luce piuttosto facile. Scattai diverse foto parlando con il soggetto di fronte a me. Volevo uno sguardo serio, non volevo sorrisi, così gli chiesi della sua situazione e della sua famiglia in Mozambico. Immediatamente si dimenticò di essere di fronte ad una macchina fotografica e raccontò una parte triste della sua vita, simile a quella di molti mozambicani costretti ad emigrare in Sud Africa per trovare lavoro. Oltre a rappresentare uno strumento per documentare ed esprimersi, in questa circostanza, come spesso accade in Africa (ma non solo), la fotografia si trasformò in un veicolo per conoscere in modo diretto una realtà che diversamente sarebbe passata inosservata.

Dati tecnici

Corpo macchina: Nikon D2X
Obiettivo: Nikon 17/55 f2,8
Apertura diaframma: F7
Tempo otturatore: 1/500
Sensibilità sensore ISO 100
Flash sb 800: colpo di luce diretto verso l'alto con diffusore.
Modo: A (priorità di diaframmi)

Mi presento: sono Lucia, la zia di protopargo.

Sapevo dell’iniziativa di Davide, che ho molto apprezzato, e sono andata di proposito a leggere ciò che ha scritto sul sito.

Forte è stata l’emozione di rivivere, attraverso il racconto ben particolareggiato, un giorno bellissimo del ‘’mio’’ viaggio, di quel viaggio che avevo fatto insieme a lui, ad Andrea e a mia nipote.

Il ricordo di quel giorno è rimasto indelebile nel mio cuore. Innanzitutto perché eravamo usciti dal Kruger e potevo vedere altri aspetti di una Terra che mi ha conquistato subito.

E poi ero felice di visitare Soweto, il paese di Mandela.

Io non mi ero accorta che ci fossimo persi e non avevo notato dall’auto l’albero luccicante di marmitte. Mi sembrò strano fermarci e poi seguii con curiosità e ammirazione l’approccio di Davide per ‘’assumere’’ il ‘’modello’’, artefice del fantasioso albero per attrarre i clienti.

Iniziammo a fotografare l’albero e confesso che ero perplessa e anche preoccupata per l’ansia di riuscire a fare qualche scatto originale.

Ben presto passai allo stupore e al divertimento di vedere Davide farsi dare un sedile di auto, posizionarlo davanti all’albero e far accomodare il ‘capofficina’ che, sorridente e paziente, si fece fotografare a lungo, proprio come un ‘divo’ incallito!!!

Quando salutammo gli uomini dell’officina riflettei su quanto mi ero appena vissuta: la fotografia era diventata il ‘mezzo’ per approcciarci alla gente del posto, per scambiare un po’ di impressioni, per ‘documentare’ dal vicino la loro realtà. Una realtà che, nonostante il degrado, la povertà e l’ignoranza, per una manciata di minuti si era svestita del suo squallore ed era diventata una ‘dignitosa protagonista’’.

E chi l’avrebbe mai detto che, un giorno, avrei fotografato addirittura le marmitte e per giunta in ….. Sud Africa?????

Ciao a tutti, sono Andrea...

si, quell'Andrea che, al fianco di Davide, fotografava l'albero delle marmitte. Quando ho visto la foto pubblicata non ho potuto fare a meno di leggermi il commento alla foto... praticamente ho rivissuto ogni istante di quel piacevole momento. Non ricordo perché ci fossimo persi, forse una svolta mancata o un cartello non visto, ma ricordo lo spirito positivo del momento, quando sai che non importa cosa stia succedendo perché comunque qualcosa di positivo ne viene fuori. Avevo visto anche io l'albero... ma non ne colsi subito il potenziale fotografico, perché a prima vista era solo un palo con delle marmitte sopra. Ricordo con chiarezza come Davide, due parole, un sorriso, tanto spirito positivo, ed il giusto punto di ripresa costruì dal nulla una scena fotografica interessante, ma soprattutto un piacevole ricordo di viaggio.