Foto di viaggio

Huaorani, i guerrieri figli del giaguaro

Foto a cura di: Davide Pianezze | Destinazione: Sud America

Missionari trucudati, petrolio, zone intengibili e guerrieri indigeni.

Konta ha più o meno 13 o 14 anni, nessuno nel villaggio conosce esattamente la sua età. Venne sequestrata alla famiglia nel 2013, durate uno scontro tra clan nel corso del quale morirono i suoi genitori più un’altra ventina di persone. Da allora è sotto la protezione della famiglia adottiva e della comunità dove vive. Ha il divieto di farsi fotografate per questioni di sicurezza. Se si trova di fronte a una macchina fotografica si copre il viso con i lunghi capelli neri attraverso i quali traspare il suo timido sorriso. Ogni mattina va a scuola insieme ai suoi coetanei dove le lezioni si tengono principalmente in spagnolo. Poi inizia l’intervallo, tutti corrono verso il fiume, si spogliano e si tuffano incuranti della possibile presenza di piragna e anaconda.

Il Parque National Yasunì fu fondato nel 1979 nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana a difesa dell’ambiente e a protezione di uno degli ecosistemi più vari al mondo. Per via della presenza di idrocarburi del sottosuolo e la conseguente ricerca di scappatoie da parte delle compagnie petrolifere per poter estrarre indisturbati il petrolio, negli anni avvenire i confini del parco vennero più volte ridotti, ampliati, ridisegnati e stravolti. Al contempo dalla Colombia iniziarono ad arrivare i primi commercianti illegali di legna, dando vita ad un parallelo disboscamento della foresta. A soffrire maggiormente dello sfruttamento dell’intera regione fu una delle popolazioni indigene più antiche dal Sud America, i Huaorani che ancora oggi lottano per difendere la loro cultura e i loro territori.

Nel 1956, furono i missionari nordamericani Jim Elliot, Roger Youderian, Ed McCully e Peter Fleming, accompagnati dal pilota Nate Saint, i primi a tentare l’avvicinamento con le popolazioni locali. L’8 gennaio dello stesso anno arrivò il triste epilogo, quando i corpi dei cinque pionieri vennero trafitti dalle lance dei guerrieri locali ed abbandonati alla corrente del fiume. Sorte analoga toccò al Padre Cappuccino spagnolo Alejandro Labaka e alla religiosa colombiana Inés Arango, i cui copri vennero martoriati il 21 luglio del 1997. La loro vocazione e gli intenti di “civilizzare” i clan indigeni, da sempre in guerra tra loro, si coniugavano perfettamente con la necessità delle compagnie petrolifere di prendere contatto con le popolazioni indigene nel tentativo di occuparne in modo pacifico (almeno apparentemente) i loro territori.

Ad oggi i Huaorani (circa 2.500 – 3.000 inhabitants) risultano suddivisi in due gruppi. I “non contattati”, circa 250 individui, nomadi, che occupano una regione calcolabile intorno ai 700.000 ettari. Oltre a non accettare in alcun modo la cultura occidentale mantengono le distanza anche dai clan stanziali della loro stessa etnia sia per il rapporto che questi ultimi hanno deciso di instaurare con i nuovi “vicini di casa” che per via dei conflitti interni relativi a un passato non troppo lontano. Il secondo gruppo sono riconosciuti come i “contatti” che a differenza dei primi hanno accettato la presenza del mondo occidentale, pur lottando per la difesa dei loro diritti. Nel corso degli anni questi ultimi hanno subito un’ulteriore suddivisione: la maggior parte hanno abbandonato i territori di origine abbagliati dalle lusinghiere promesse di lavoro e ricchezza offerte da parte delle compagnie petrolifere desiderose di operare indisturbate nella foresta. Ma invece di lavoro e ricchezze, dopo esser stati relegati nelle riserve, hanno trovato solo alcol, perdita di identità culturale e disagio sociale. I restanti gruppi di “contattati”, una minoranza difficilmente calcolabile, occupano ancora oggi le regioni più remote del parco Yasunì, oltre i confini dei territori dichiarati intangibili dei “non contattati”. Il loro sostentamento dipende interamente dalla foresta che per loro rappresenta il supermercato, la farmacia, l’armeria e la ferramenta. In difesa della loro cultura e delle regioni protette dell’Amazzonia ecuadoriana hanno creato un organismo che al momento trova appoggio in diverse associazioni straniere che operano in difesa dell’ambiente e delle culture indigene.