Diario di viaggio 15.10.2005

Caretera Austral

Diario di viaggio a cura di: Davide Pianezze | Destinazione: Sud America

Patagonia - Ventisquero colgante
  • Patagonia - Ventisquero colgante

Patagonia

È come se fossimo tutti addormentati all'interno di una piccola sala cinematografica. Le poltrone sono attaccate tra loro e lo spazio tra le file non permette di alzarsi senza svegliare i vicini. Fuori inizia ad albeggiare, guardo al di là del finestrino e intravedo sul ponte, sotto di me, i camion carichi di ogni merce. Il tetto verde della mia auto si distingue dal resto dei mezzi anche per la mancanza di corde, cinghie e catene che ricoprono ed assicurano i carichi. Il traghetto sul quale stiamo navigando, partito ieri sera da Puerto Montt, porta il nome della Pincoya, una delle numerose figure mitologiche appartenenti alle tradizioni dell'isola di Chiloè. La Pincoya è una bellissima giovane dai capelli lunghi e biondi che appare danzando sulle coste dell'isola. I pescatori, quando la vedono volteggiare sulle spiagge, sanno che all'indomani il mare sarà clemente e la pesca ricca.

All'orizzonte, la cordigliera patagonica è ancora interamente imbiancata dall'inverno che sta per finire. Iniziamo le manovre di attracco con i motori che terminano finalmente di far vibrare le lamiere. Cambiamo direzione un paio di volte per raggiungere la rampa di cemento che si abissa nelle acque. I marinai lanciano a terra le pesanti cime con le quali verrà assicurato il traghetto, poi un rumore assordante di catene, anticipa la lenta apertura dello scivolo mobile da dove iniziano a defluire i mezzi.

Con una certa emozione metto a terra le ruote e penso: finalmente la Patagonia. Quando racconto di voler raggiungere Punta Arenas con la mia Clio vengo puntualmente definito "el gringo loco" (l'occidentale pazzo). Tanti hanno tentato di scoraggiarmi, dicendo che la Caretera Austral può essere percorsa solo da fuoristrada ben attrezzati. C'è chi addirittura ha scommesso su una mia resa entro sera, ironizzando sul fatto che dovrò aspettare il giorno successivo per reimbarcarmi.

Il minuscolo porto di Chalten non è altro che qualcosa di più di un villaggio fantasma che rivive un'ora ogni giorno, cioè quando viene attraversato dai viaggiatori in arrivo o in partenza da/per la Patagonia. Ho la sensazione che non si fermi mai nessuno, nemmeno per fare il pieno di carburante. Esco dal paese e attendo che si depositi la polvere sollevata dai camion e dai pick up che ho lasciato scorrere. L'aria è leggera, le nuvole cambiano continuamente forma e struttura, nonostante una sorprendente assenza del vento. Il nord della Patagonia Cilena è un continuo alternarsi di ghiacciai che diventano cascate, fiumi che si trasformano in immensi laghi e fiordi che penetrano tra le montagne ricoperte dai fitti boschi verde smeraldo. Non lontano dalla strada si possono ancora vedere i resti dei tronchi carbonizzati nel corso diversi incendi che mandarono in fumo migliaia di ettari di bosco nativo. Si trattava sempre di incendi controllati (solo per i primi minuti...), atti alla creazione di nuovi pascoli, per soddisfare le esigenze di ricche compagnie laniere in cerca di nuovi spazi per le loro preziose pecore. Ma il vento non si trovava quasi mai in accordo con chi, presuntuosamente, credeva di poterle cambiare l'aspetto della Patagonia, e soffiando per giorni e giorni, distrusse spietatamente ogni cosa.